capitolo due

Forme

L’esigenza è il bisogno primordiale, il grido interiore dell’uomo.

È ciò che nasce dal profondo: il desiderio di riparo dal freddo, di luce per vedere, di spazio per muoversi, di sicurezza per dormire tranquillo, di bellezza per nutrire lo spirito.

È il “voglio” umano spesso confuso, emotivo e a volte contraddittorio come la piramide di Maslow adattata all’ambiente costruito.

Prima la protezione fisiologica (tetto, calore), poi la sicurezza, il senso di appartenenza, fino all’autorealizzazione in spazi che ispirano.

L’esigenza è espressa dall’utente, dal committente e dalla vita stessa:

“Ho bisogno di una casa dove crescere i figli”, “Di un ufficio che favorisca la concentrazione”, “Di un luogo che mi faccia sentire vivo”. È soggettiva, umana e a volte ineffabile.

La funzione invece è la risposta razionale, il “come” tecnico che soddisfa quell’esigenza.

È ciò che l’edificio fa; cucinare in una cucina, dormire in una camera o circolare in un corridoio. È il principio modernista del “form follows function” la forma deriva dalla funzione, dove ogni elemento deve servire uno scopo pratico senza ornamenti superflui.

L’esigenza è “sentirsi protetti” (bisogno psicologico); la funzione è “avere muri solidi e porte chiuse” (soluzione tecnica).

Ma se la funzione è fredda ed efficiente, come nel brutalismo puro, rischia di soffocare l’esigenza più profonda del calore umano.